Incubo n. 3

Le auto blu, spente le sirene, si sparsero fraccomode nel cortile. Da una di esse balzarono fuori tre feroci addetti alla sicurezza, regolarmente cuffiamicrofonati. Vigili sguardi rivolti verso l’alto, si assicurarono che dai nessuno dai balconi potesse sganciare pericolosi sputi: Libero! Libero! Libero! Noi compagni della brigata vetriolo, con i famigerati fucili da spiaggia carichi di uova marce,  carponi su terrazza a sinistra, avevamo già nel mirino ciascuno la sua brava auto blu (l’indomani i giornali avrebbero esecrato il vile attentato dalla destra).  Adrenalina a mille, tensione alle stelle (cinque, per la precisione) l’aria si poteva fettare con la falce e percuotere con il martello, mancava solo l’acuta nota di diapason della colonna sonora. I bodyguard aprirono le portiere, balzammo in piedi per sventagliare micidiali mitragliate di uova marce… e rimanemmo pietrificati: dalle auto erano uscite tre invisibili (e purtroppo imbersagliabili) nullità, Giuseppi Conte, Giggino Di Maio e Roberto Fico (er mejo fico der bigoncio). Tempo un attimo, eravamo già in disperata colluttazione con le soverchianti (e anche da noi stessi pagate) forze di sicurezza. Immobilizzato da tre burocrati ministeriali, invano mi dimenavo per svincolarmi, mentre una spietata poliziotta mi gridava: Te l’avevo detto che i peperoni la sera si mettono sullo stomaco! Madido di sudore, spalancai gli occhi a mia moglie.