Lectio elementaris

Alla fondazione Guido Carlo Romana Liuzzo, di essa fondazione presidentessa (presidente non si usa più, non è corretto) ha fatto irruzione a gamba tesa in una lectio magistralis (dalla introduttrice assimilata come elementaris). Argomento: il Diritto alla felicità, che la introduttrice ha sbrigativamente fatto risalire alla Costituzione Americana e proposto di inserire in quella italiana, al nobile scopo di renderla bellissimissima. Peccato che la brillante (e bella) relatrice abbia confuso le aspirazioni, peraltro legittime, con i diritti. “I Padri fondatori [della Costituzione Americana] parlarono del diritto alla ricerca della felicità, non del diritto alla felicità: significa che un uomo ha diritto di intraprendere le azioni che ritiene necessarie al raggiungimento della felicità; non che gli altri lo debbano rendere felice… Non esiste il diritto al lavoro, [ma] soltanto il diritto… ad accettare un lavoro se un altro decide di offrirlo; non esiste il diritto alla casa, bensì solo il diritto… a costruire o acquistare una casa… [Nè] il diritto al godimento di una buona salute… a una buona istruzione… Sarebbe sufficiente l domanda: A spese di chi? Nessun uomo può… imporre un obbligo su un altro… Un diritto non comporta la realizzazione materiale… per opera di altri uomini;…solo la libertà di guadagnarsi tale realizzazione grazie ai propri sforzi”  (Ayn Rand, La virtù dell’egoismo, I diritti umani).

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