Samaritano del terzo millennio

 

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(Gioba)

Un samaritano trovò un viandante che era stato ferito e derubato dai briganti. Gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sul cavallo, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente diede due denari all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno”. Circa duemila anni dopo un samaritano trovò dei naviganti feriti e affamati (per forza, erano giorni che li cercava). Li fece salire a bordo, medicò le ferite, poi li portò ad un centro di raccolta e disse al direttore: “Da questo momento in poi, veditela tu, la solidarietà è un tuo dovere! Quanto ai soldi, non chiederli a me: sono troppo occupato a salvare altri naviganti!” “Se una persona … si trova coinvolta in un naufragio, dovrebbe contribuire a salvare gli altri passeggeri (sia pure senza sacrificare la propria vita. Ma non significa che… debba anche che debba… strappare i suoi compagni di sventura dalla povertà, dall’ignoranza…o da qualsiasi problema. Neppure che debba passare il resto della sua vita a navigare sui sette mari in cerca di vittime di naufragi da salvare” Ayn Rand, La virtù dell’egoismo, Saggio n. 3, L’etica dell’emergenza). 

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